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Roma, 8 Novembre 2013. Una mela marcia al giorno. Articolo di Antonio Pileggi

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Roma, 1 Novembre 2013. La scuola italiana. Quale politica, quali priorità? Di Antonio Pileggi

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Roma, maggio 2013. Bruciare libri per la denutrizione culturale, di Antonio Pileggi

 

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2 dicembre 2011. Lifelong learning. Articolo sull’apprendimento permanente pubblicato da Rivoluzione-Liberale (Antonio Pileggi)

 

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28 Novembre 2011. Etica Pubblica e pubblica funzione. Articolo di Antonio Pileggi pubblicato sul web magazine  Rivoluzioneliberale

 

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19.11.2011. Scuola e Partiti. Articolo ripubblicato con i commenti di Luciano Corradini, Raimondo Bolletta e raffaella Cammarano

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11.11.11 Scuola e Partiti. Articolo di Antonio Pileggi pubblicato su Rivoluzione liberale

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9 aprile 2011. I giovani italiani nell’epoca del nepotismo di Papi.

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6 Aprile 2011. Il nepotismo dei Papi e il nepotismo di Papi.

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Roma, 7 Ottobre 2010. I messaggi educativi a base di ineffabili linguaggi, polenta e coda alla vaccinara, di Antonio Pileggi

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Roma, 28 Settembre 2010. Aspettando la mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro Bossi, di Antonio Pileggi

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Roma, 9 Settembre 2010. Le incompatibilità fra incarichi di partito e incarichi istituzionali. Una nota di Antonio Pileggi

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Messina. 5 Settembre 2010. Il processo come il caffè – lungo o corto purché lo bevano. Un articolo di Enzo Palumbo.

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Qui di seguito segnaliamo eventi, note e documenti che riteniamo significativi:

ultimo aggiornamento: 10 agosto 2010

 

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10 agosto 2010. A proposito dei bandi per progetti didattico-educativi rivolti ad avvicinare le Istituzioni al mondo della scuola.

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22 Luglio 2010. Le idee dei Liberali italiani sulla scuola

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10 Aprile 2010. SCUOLA: quando la mensa diventa discriminazione; un articolo su Europa di Antonio Pileggi (documento in formato PDF)

 

L’articolo si trova anche al seguente link: http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/117744/quando_la_mensa_diventa_discriminazione

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8 settembre 2009. Una recente pubblicazione dell'OCSE (solo in inglese e francese) fornisce un quadro preoccupante delle condizioni di vita delle giovani generazioni in Italia. Norberto Bottani ne riassume i punti salienti in lingua italiana. Vai al sito http://www.oxydiane.net/spip.php?article338

 

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Roma 23 gennaio 2008. ATTI del Convegno di Forza Italia sulla scuola.

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12.01.2008 Diritti dei fanciulli tra Roma e Milano e la Convenzione di New York del 1989

 

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Roma 28.12.2007 Apprendimento permanente

 

Il Consiglio dei Ministri n. 83 del 28.12.207, su proposta del Ministro della pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, Cesare Damiano, e del Ministro dell’università e della ricerca, Fabio Mussi, ha approvato, dopo aver ricevuto il parere della Conferenza Stato-Regioni, un disegno di legge che, in coerenza con indirizzi espressi in sede comunitaria, elabora una strategia per il cosiddetto “apprendimento permanente” (lifelong learning) capace di far fronte alla diffusa inadeguatezza di istruzione formativa in persone in età lavorativa e quindi di incoraggiare la partecipazione a occasioni di apprendimento, contribuendo all’implementazione di formazioni carenti o alla creazione di formazione adeguate per persone che non ne abbiano avuto la possibilità prima o durante la vita lavorativa.

Alla base di questo intervento del Governo c’è la consapevolezza, confermata da recenti rilevazioni statistiche, del rischio di un nuovo analfabetismo che, di fatto, ostacola fortemente l’accesso al lavoro di categorie deboli ed aumenta l’esclusione sociale.

Si aspettava da molto tempo questo disegno di Legge preannunciato prima e in corso della campagna elettorale del 2006 e l’ACO, Associazione culturale Okeanos, che ha fra i suoi scopi quelli dell’impegno per “la realizzazione di una società dell’apprendimento continuo e del miglioramento della qualità dell’educazione, dell’istruzione e della formazione”, saluta favorevolmente l’iniziativa del Governo ed auspica che il Parlamento decida celermente in merito.

Roma, 1.1.2008

A.P.

 

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Roma 19.12.2007. SCUOLA MEDIA DI PRIMO GRADO

Con la Direttiva del Ministro Fioroni n. 113 del 19.12.2007, e’ la prima volta che si interviene in modo concreto con iniziative rivolte a rimediare alle gravi carenze che da molti anni si registrano nella scuola media di primo grado. Da molti, troppi, anni era a tutti noto che uno dei punti piu’ deboli della scuola italiana fosse la scuola media di primo grado. Ora c’e’ da salutare con particolare interesse e con particolare favore questo intervento ministeriale che, pur nella piena salvaguardia dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, puo’ seriamente soddisfare l’esigenza primaria di potenziare gli apprendimenti in matematica e in lingua italiana, anche alla luce delle rilevazioni internazionali che evidenziano una situazione di forte criticità in queste discipline da parte degli studenti al termine del primo ciclo di istruzione.

Per gli approfondimenti:

 

Direttiva n. 113 del 19/12/2007

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Alcuni esempi di prove OCSE-Pisa

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Dati Ocse Pisa raccolti ed elaborati dall’Invalsi

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Scuola Media Inferiore: dati generali

 

Corsi di recupero per le scuole superiori: risorse finanziarie 2008

 

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Roma 21.09.2007. Presentazione del Quaderno bianco sulla scuola da parte di Prodi, Fioroni, Padoa Schioppa e Bastico

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Roma 21.09.2007. La valutazione del sistema scolastico nel Quaderno bianco sulla scuola

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Roma 5.7.2007. Valutazione della scuola. Conferenza del Ministro P.I.

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Roma, 27 giugno 2007. Intesa Governo Sindacati per un’azione pubblica a sostegno della conoscenza

Okeanos  pubblica all’interno del proprio sito l’intero testo in formato pdf per segnalare l’importanza degli impegni assunti da Governo e Sindacati in favore della scuola, dell’universita’ e della ricerca. Il Dpef in preparazione, gli atti del Governo, i prossimi appuntamenti col Sindacato e la prossima legge finanziaria hanno ora un punto di riferimento importante e ben definito su questa materia che e’ di vitale rilevanza per lo sviluppo del Paese.

Vai al link: Intesa Governo Sindacati per un’azione pubblica a sostegno della conoscenza

A.P. Roma 28.6.2007

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1) roma 3 aprile 2007. Il documento che apre il confronto per la revisione delle indicazioni nazionali sulla scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione

 

2) Roma, 30 Marzo 2007. Le novità per l’istruzione e la formazione professionale

 

3) Roma, Marzo 2007 - Per rinnovare l'istruzione tecnica e professionale di Giovanni Trainito: - LINK

 

4) Fondo Sociale Europeo 2007/2013 (nota di Rosalba Bonanni e link)

 

5) Nuovo programma Ue per il periodo 2007/2013 nel campo dell'educazione degli adulti e della formazione (nota di Okeanos e link)

 

6) La Direttiva "Linee di indirizzo sulla cittadinanza democratica e legalità" del 16 ottobre 2006 del Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni (nota di Okeanos e link)

 

7) La proposta di Legge nazionale sull’apprendimento continuo presentata dai due partiti DS e Margherita nel Seminario del  20 febbraio 2006 a Roma (nota di Okeanos e link)

 

8) Libro bianco della Commissione europea: un nuovo impulso per la gioventù europea,     Bruxelles, 21.11.2001, COM (2001) 681 definitivo (nota di Antonio Pileggi e link)

 

LINK: apprendimento permanente

 

“Quando fai piani per un anno, semina grano. Se fai piani per un decennio pianta alberi. Se fai piani per la vita, forma e educa le persone.” Proverbio cinese: Guanzi (c 645BC)

 

COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE

Bruxelles, 21.11.2001

COM(2001) 678 definivito

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE

Realizzare uno spazio europeo dell’apprendimento permanente

 

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1) Roma, aprile 2007. cultura Scuola Persona, il documento che apre il confronto per la revisione delle indicazioni nazionali sulla scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione  

 

http://www.pubblica.istruzione.it/ministro/comunicati/2007/allegati/indicazioni_nazionali.pdf

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2) Roma, 30 Marzo 2007. Le novità per l’istruzione e la formazione professionale.

Con l'approvazione in via definitiva da parte del Senato del Disegno di legge sulle liberalizzazioni, vengono introdotte nella scuola alcune importanti novità.

  1. Gli istituti tecnici e professionali vengono mantenuti nell'ambito del sistema di istruzione secondaria e finalizzati al conseguimento del diploma di istruzione secondaria. Sono stati soppressi i licei tecnologici ed economici previsti dalla riforma Moratti, ma mai attuati;
  2. Istituiti i "Poli tecnico-professionali", almeno uno per provincia, finalizzati a promuovere la diffusione della cultura scientifica e tecnica e le misure per lo sviluppo economico e produttivo del Paese. Sono organismi di natura consortile formati da:
  3. Anche alle scuole statali e alle paritarie non profit le agevolazioni delle Fondazioni: Le agevolazioni fiscali si applicano anche alle donazioni effettuate a favore di scuole paritarie, senza scopo di lucro, che fanno parte del sistema nazionale di istruzione.
  4. Riordino e potenziamento degli istituti tecnici e professionali:vengono riordinati e potenziati gli istituti tecnici e professionali attraverso collegamenti stabili con il mondo del lavoro, con la formazione professionale, con l'università e la ricerca.
  5. Raccordo tra istruzione tecnico-professionale e istruzione e formazione professionale attraverso la definizione di linee guida, definite con il sistema delle Regioni e delle Autonomie Locali, per realizzare raccordi organici tra i percorsi dell'istruzione tecnico-professionale e i percorsi dell'istruzione e formazione professionale.
  6. Rinvio di un altro anno per la riforma Moratti: rinviato di un altro anno l'avvio del secondo ciclo di istruzione previsto dalla riforma Moratti.

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3) Roma, Marzo 2007 - Per rinnovare l'istruzione tecnica e professionale di Giovanni Trainito: - LINK

 

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4) Fondo Sociale Europeo 2007/2013

 

Documento di sintesi per la programmazione del FSE per il periodo 2007/2013*

 

*(nota a cura di Rosalba Bonanni)

 

I Fondi Strutturali 2007/2013: principali novità

I Fondi Strutturali europei sono lo strumento finanziario adottato dall’U.E. per ridurre il divario tra i livelli di sviluppo socioeconomico esistenti tra le varie regioni che ne fanno parte, promuovendo la crescita di quelle meno favorite, al fine di rafforzare la coesione economica e sociale all’interno dell’Unione; in tal modo le sfide del mercato unico possono essere raccolte in tutta l’Unione. 

I Fondi Strutturali sono divenuti indispensabili per sostenere lo sviluppo dell’economia, specialmente nella parte più debole del paese. 

Nell’ottica di armonizzazione e di eliminazione delle disparità economiche e sociali in tutti gli Stati membri, i Fondi Strutturali rappresentano una grande occasione per quei Paesi che sono essi stessi, o hanno, zone di territorio (regioni, province, comuni) in ritardo di sviluppo, per accorciare la distanza fra il loro livello di sviluppo e quello delle zone più prospere dell’Europa. 

Dal 1° gennaio 2007 i Fondi Strutturali saranno il Fondo Sociale Europeo (FSE) e il Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale (FESR). Ad essi si affiancherà il Fondo di Coesione istituito con Regolamento CE n .1084/2006.
Il 31 luglio 2006 sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea sono stati pubblicati i regolamenti definitivi per i Fondi Strutturali validi nel periodo di programmazione 2007/2013.

Le principali novità

Gli obiettivi comunitari passano da nove a tre e gli strumenti da sei diventeranno tre. Gli strumenti di finanziamento sono, appunto, il Fondo Sociale Europeo, il Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale e il Fondo di Coesione.

Cessano la loro attività le iniziative comunitarie Equal, Interreg, Urban e Leader che vengono assorbite nella normale attività dei Fondi. È semplificata la programmazione a livello politico e operativo:

Le risorse messe a disposizione dall'Unione Europea per il periodo 2007/2013 ammontano complessivamente a circa 308 miliardi di euro, quasi un terzo del bilancio comunitario.

I tre obiettivi

La tabella che segue propone una comparazione tra la programmazione precedente 2000/2006 e la prossima 2007/20013

Strumenti e obiettivi

2000-2006

2007-2013

Obiettivi

Strumenti di finanziamento

Obiettivi

Strumenti di finanziamento

Fondo di coesione

Fondo di coesione

Convergenza

Fondo di coesione
FESR
FSE

Obiettivo 1

FESR
FSE
FEAOG - orientamento
SFOP

Obiettivo 2

FESR
FSE

Competitività regionale e occupazione

FESR
FSE

Obiettivo 3

FSE

INTERREG

FESR

Cooperazione territoriale europea

FESR
FSE

URBAN

FESR

EQUAL

FSE

LEADER +

FEAOG – orientamento

Sviluppo rurale e ristrutturazione del settore della pesca fuori dalle aree Obiettivo 1

FEAOG – garanzia
SFOP

 

 

 

Nel campo dell’istruzione, l’esperienza della programmazione 2000-2006 appare nel complesso positiva. Risultati significativi nel Mezzogiorno  nell’ambito della dispersione scolastica, avanzamento dei tassi di scolarizzazione, qualità del servizio scolastico, sviluppo della società dell’informazione nelle scuole. Le iniziative hanno colti i fabbisogni reali.

 

Per questo occorre nella prossima programmazione dare a questa linea di intervento un ruolo primario, continuando sulle linee già sperimentate e affrontando il tema della qualità dell’apprendimento e dell’effettivo raggiungimento delle competenze.

Tutto questo attraverso il coinvolgimento degli attori territoriali (importante il partenariato evidenziato anche nel Regolamento Ue)

 

La strategia di intervento non potrà non considerare le azioni proprie di ciascun ambito, in una logica di “sistema integrato” che permetta di rendere più efficienti i sistemi finalizzati alle politiche attive per il lavoro, al potenziamento dell’offerta formativa sul territorio, ad ottimizzare l’uso delle risorse umane e materiali esistenti e ad incrementare e armonizzare gli interventi di orientamento, formazione di base e specializzazione professionale.

 

FONDO SOCIALE EUROPEO

Link per accedere ai documenti:

 

Premessa:  Fondi strutturali e Fondo di coesione

http://europa.eu/scadplus/glossary/structural_cohesion_fund_it.htm

 

Cos’e’ il fondo sociale europeo:

http://www.welfare.gov.it/EuropaLavoro/Operatori/ProgrammazioneFSE/FondoSocialeEuropeo/default.htm

 

PON 2007/20013 – Quadro Strategico Nazionale con le dieci priorità strategiche:

http://www.welfare.gov.it/NR/rdonlyres/ebr4ezdyiugqvtem6x7pxjhhn7wcslgnqdkrsyu6ddnoo54gitud3d4tfkutoxyiee5jvh2rckdfbongulfna3uguma/NotasintesiQuadroStrategicoNazionale20072013191206.pdf

 

Fondo Sociale Europeo: HOME PAGE con  le news piu’ recenti, il glossario, ecc:

http://www.fondosocialeeuropeo.it/

 

Progetto Scift Aid

Il progetto Scift Aid ha l'obiettivo di facilitare le azioni di gestione e di sorveglianza degli interventi FSE, attraverso un insieme di prodotti e servizi on-line rivolti agli attori rilevanti del partenariato istituzionale ed economico sociale.

 Il progetto, in particolare, svolge una funzione di accompagnamento e supporto ai Comitati di Sorveglianza e ai Gruppi Tecnici FSE, a titolarità del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

L'area web ha una sezione riservata ai membri dei Comitati e Gruppi, accessibile mediante password, dove sono disponibili gli Ordini del Giorno e i documenti ufficiali delle riunioni.

 Vi è inoltre un'ampia sezione pubblica, aperta a tutti, per promuovere una cultura ed un linguaggio comune sul FSE.

 Scift Aid è un progetto a titolarità del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Direzione Generale per le politiche per l'orientamento e la formazione - Divisione VII, realizzato con la collaborazione dell'Isfol - Area Interventi Comunitari.

I documenti prodotti nell'ambito dei lavori relativi alla nuova programmazione vengono progressivamente inseriti nella parola chiave Politiche di coesione 2007-13:

http://www.welfare.gov.it/EuropaLavoroOld/ComunitaProfessionali/ComitatiEGruppiFSE/default.htm

 

 

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5) Nuovo programma Ue per il periodo 2007/2013 nel campo dell'educazione degli adulti e della formazione;

 

Il 25 ottobre 2006  il Parlamento Europeo ha adottato la proposta della Commissione per il finanziamento di un nuovo programma di azione nel campo dell'educazione degli adulti e della formazione.

 

E’ la prima volta che un singolo programma viene destinato a sostenere opportunità di apprendimento per cittadini di tutte le età: dall'infanzia alla terza età.

 

Il programma riguarda il periodo 2007-2013 e prende il posto degli attuali programmi Socrates, Leonardo da Vinci ed eLearning per sostenere progetti e attività che facilitino l'interscambio, la cooperazione e la mobilità fra i sistemi educativi e formativi all'interno dell'Unione Europea.

 

Il programma ha una dotazione di fondi di 7 miliardi di euro ripartiti su quattro filoni principali di attività:

 

1.  il programma Comenius (€ 1,047 milioni pari al 13% del budget) ;

2.  il programma Erasmus (€ 3,114 milioni pari al 40% del budget) ;

3.  il programma Leonardo da Vinci (€ 1,725 milioni pari al 25% del budget);

4.  il programma Grundtvig (€ 358 milioni pari al 4% del budget) .

 

Questi quattro filoni sono uniti da un “programma trasversale” (finanziato con 369 millioni di euro) destinato a perseguire quattro attività chiave:

 

1.  politiche di cooperazione e innovazione nel lifelong learning;

2.  promozione dell'apprendimento delle lingue;

3.  sviluppo di contenuti innovativi basati sull'ICT, di servizi, approcci didattici e pratiche del lifelong learning;

4.  disseminazione e utilizzo dei risultati di azioni finanziate dal programma Lifelong Learning e dagli altri programmi in vigore in precedenza e scambio di buona pratiche.

 

Queste azioni saranno poi integrate dal programma Jean Monnet che prevede 170 milioni di euro destinati a sostenere attività nel campo della integrazione europea.

 

Per costi operativi del programma sono previsti 10 milioni di euro.

 

Gli obbiettivi quantificati per il programma nel periodo 2007-2013 prevedono un coinvolgimento massiccio di cittadini europei:

 

1.  Comenius: 3 milioni di alunni;

2.  Erasmus: 3 milioni di studenti;

3.  Leonardo da Vinci: 80.000 progetti all’anno;

4.  Grundtvig: 7000 adulti.

 

Per maggiori informazioni si possono consultare i documenti di riferimento a partire da http://ec.europa.eu/education/programmes/newprog/index_en.html

 

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6) Roma Ottobre 2006. linee di indirizzo sulla cittadinanza democratica e legalità

 

E’ una direttiva, questa, che riprende e rilancia valori e azioni che sono effettivamente alla base di un concreto sviluppo dell’educazione alla legalità come obiettivo prioritario dell’educazione alla cittadinanza dentro e fuori dalle aule scolatiche.

Il luogo scelto dal Ministro Fioroni per dare notizia dell’emanazione della direttiva è quanto mai significativo: Locri.

Siamo lieti di pubblicare la direttiva integralmente che, comunque, può essere scaricata in formato PDF anche dal sito ufficiale del Ministero della Pubblica Istruzione: http://www.pubblica.istruzione.it/normativa/2006/direttivalegalita_06.shtml

 

Prot. n° 5843/A3 Roma, 16 ottobre 2006

IL MINISTRO

VISTA la Costituzione della Repubblica Italiana;

VISTO l’art. 21 della legge n. 59 del 15 marzo 1997 che riconosce personalità

giuridica a tutte le istituzioni scolastiche e ne stabilisce l’autonomia, quale garanzia

di libertà di insegnamento e pluralismo culturale;

VISTO il Decreto del Presidente della Repubblica n. 275 dell’8 marzo 1999 che

regolamenta l’autonomia didattica, organizzativa e di ricerca, sperimentazione e

sviluppo delle istituzioni scolastiche;

VISTO CHE i Documenti internazionali, le Raccomandazioni dell’ UNESCO e le

Direttive comunitarie, costituiscono un quadro di riferimento generale per collocare l’

educazione alla cittadinanza e alla legalità e i valori che vi sono connessi, in un più

ampio contesto pedagogico e culturale;

VISTO il Libro bianco «Un nuovo slancio per la gioventù europea» presentato il 21

novembre 2001 dalla Commissione U.E., la quale ritiene che la partecipazione dei

giovani debba essere incoraggiata, attraverso il rafforzamento delle strutture nelle

quali i giovani possono farsi ascoltare e che l'informazione sia indispensabile allo

sviluppo della cittadinanza attiva;

VISTO che il Parlamento europeo, nella Risoluzione sul Libro Bianco (GU C 180 E

del 31.7.2003) ha sottolineato l'importante ruolo svolto dalle organizzazioni giovanili

internazionali ed europee per consentire ai giovani di partecipare stabilmente ed

attivamente alla vita democratica in Europa e di esercitare, nella società, un ruolo di

protagonisti;

VISTO che il Consiglio d'Europa ha proclamato il 2005 "Anno europeo della

cittadinanza democratica, attraverso l'educazione", con l’ obiettivo di impegnare le

istituzioni scolastiche e formative perché siano luoghi di diffusione della cultura della

legalità, della cittadinanza, della convivenza civile, della partecipazione;

VISTA la comunicazione della Commissione europea al Consiglio e al Parlamento

europeo dell’8 settembre 2006 sull’efficienza e l’equità dell’istruzione e della

formazione, fondamentali per la crescita economica, l’occupazione e la coesione

sociale;

2

TENUTO CONTO della posizione comune del Parlamento europeo e del Consiglio

in vista dell’adozione della Decisione, che istituisce, per il periodo 2007-2013, il

programma d’azione “Europa per i cittadini”, finalizzato alla promozione della

cittadinanza attiva e quindi allo sviluppo del senso di appartenenza ad una società

fondata sui principi di libertà, democrazia e rispetto dei diritti dell’uomo, diversità

culturale, tolleranza e solidarietà, principi dichiarati nella carta dei diritti fondamentali

dell’Unione europea, proclamata il 7 dicembre del 2000;

CONSIDERATO il diffuso malessere dei giovani, nella scuola e nella società, che si

esprime in molteplici forme e dimensioni: l’ abbandono precoce della scuola, lo

scarso rendimento scolastico, le difficoltà di apprendimento, la fuga dalla regole del

vivere civile e sociale, originando fenomeni di bullismo, di microdelinquenza, di

conflittualità più o meno latenti;

TENUTO CONTO della presenza nel nostro Paese di fenomeni di povertà,

emarginazione e illegalità, che alimentano senso di insicurezza e precarietà

generando un atteggiamento di sfiducia nelle istituzioni e di diffidenza nelle norme;

CONSIDERATO che l’Italia presenta un tessuto sociale ed economico sempre più

multietnico e multiculturale che rafforza la necessità di confronto e dialogo, nonché

di esercizio del diritto alla diversità;

CONSIDERATO che i cambiamenti sociali, culturali, economici e le complessità

che caratterizzano le società attuali hanno determinato processi di innovazione e

trasformazione significativi sui sistemi educativi di tutti i Paesi rendendo necessario

ridefinire il concetto stesso di cittadinanza, di legalità e di democrazia anche

attraverso il riconoscimento del ruolo fondamentale della componente studentesca

nella vita della scuola e della comunità;

CONSIDERATO che esiste una forte correlazione tra democrazia, conoscenza di

diritti e doveri, giustizia e legalità intesa, quest’ultima, come strumento di libertà,

possibilità di scelta, partecipazione, fiducia nelle istituzioni;

TENUTO CONTO che la legalità si sostanzia di principi, valori condivisi e regole

che implicano possibilità di accesso alla conoscenza di diritti e doveri, ma anche di

partecipazione consapevole e costruttiva alla vita sociale e politico-istituzionale;

RITENUTO che la scuola, sede istituzionale dell’educazione e dell’istruzione, deve

assumere la responsabilità di contribuire alla coesione sociale attraverso l’attenzione

alle differenze tra generazioni, generi, etnie, lingue, religioni e culture, l’impegno a

leggere i bisogni formativi del territorio di riferimento rapportati alla più ampia

dimensione nazionale, europea e mondiale, la ricerca di strategie adeguate, in grado

3

di favorire la partecipazione di tutti gli alunni e le alunne al proprio processo

educativo-formativo e alla vita della comunità scolastica;

TENUTO CONTO che la cultura della democrazia e della partecipazione, della

legalità e della responsabilità, del rispetto della propria persona e di quella altrui,

della collaborazione e solidarietà si costruisce nell’esperienza, da vivere nella scuola

quale luogo privilegiato;

CONSIDERATO che il bagaglio culturale dei giovani è frutto della interazione tra

apprendimenti formali e apprendimenti informali e non formali e che la cultura della

cittadinanza e della legalità è il risultato dell’ esperienze e delle conoscenze

acquisite anche al di fuori della scuola;

RITENUTA l’educazione alla legalità una dimensione formativa trasversale ai saperi

e al contempo opportunità pragmatica per potenziare la capacità della scuola di

interpretare e di intervenire sulla complessa realtà del mondo contemporaneo e

comprenderne i problemi;

VISTA la necessità di promuovere la partecipazione attiva dei giovani alla

costruzione europea e di migliorare la comprensione della diversità culturale

europea e dei valori comuni, sostenendo il rispetto dei diritti umani e la lotta contro il

razzismo, la xenofobia e l’antisemitismo;

CONSIDERATO che le risposte ai problemi posti dalla società di oggi, comuni a tutti

i paesi, devono investire il modo di pensare e di agire di tutti i cittadini e devono

comportare un cambiamento radicale nella mentalità e nei comportamenti

individuali e collettivi, gli interventi più significativi attuati all’ interno della scuola

devono coinvolgere tutti i soggetti dell’ educazione a partire dalla famiglia;

RITENUTO che il concetto di democrazia è strettamente connesso con quello di

cittadinanza, intesa non solo come insieme di doveri che tutti abbiamo, ma anche

nel senso che, come cittadini, dobbiamo essere protagonisti attivi della democrazia

e quindi soggetti responsabili della formazione civica dei giovani che è, e rimane,

uno degli obiettivi primari dell’ istruzione e della formazione;

CONSIDERATO che l’educazione alla democrazia e alla legalità trova nel

protagonismo degli studenti e delle studentesse un ambito privilegiato e che i dirittidoveri

di cittadinanza si esplicano nel rispetto delle regole e nella partecipazione di

tutti i cittadini alla vita civile, sociale, politica ed economica;

CONSIDERATO che il riconoscimento delle differenze è un valore aggiunto della

democrazia e che il principio di uguaglianza è uno dei cardini della Costituzione

italiana, intesa come opportunità da offrire a tutti i cittadini non secondo una logica

4

distributiva, ma come offerta individualizzata che tenga conto delle specificità e delle

caratteristiche di ciascuno;

EMANA

il presente atto di indirizzo recante le linee guida e gli orientamenti sulla cittadinanza

democratica e legalità.

1) - Finalità

Le indicazioni e gli orientamenti qui suggeriti si muovono sul percorso già intrapreso

da tante scuole che hanno realizzato e realizzano esperienze eccellenti,

evidenziando sensibilità per i bisogni dei giovani e degli adulti, impegno

nell’innovazione e nella ricerca didattica, capacità di affrontare fenomeni complessi

e di difficile soluzione. Si parte dall’esistente per rafforzare l’opportunità della scuola

di aprirsi al mondo esterno, in una logica di comunità educante all’ interno della

quale gli studenti e le studentesse siano soggetti centrali dell’ educazione e dell’

istruzione.

L’ipotesi è che la scuola diventi una comunità in cui si cresce sul piano umano e

culturale, si fa esperienza di convivenza civile e solidarietà, di inclusione nel rispetto

delle singole individualità e delle tante storie personali.

1.1 - Le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, nell’ambito dell’autonomia e

della pluralità delle sue forme, promuovono tutte le condizioni per far sì che la

legalità e la democrazia siano una pratica diffusa nella comunità scolastica e nei

processi di apprendimento con l’obiettivo di formare cittadini e cittadine solidali e

responsabili, aperti alle altre culture e liberi di esprimere sentimenti, emozioni e

attese, capaci di gestire conflittualità e incertezza e di operare scelte ed assumere

decisioni autonome agendo responsabilmente per l’affermazione dei valori di libertà

e giustizia.

Vanno promosse, in questo quadro, le occasioni di apprendimento informale e non

formale, sia all’ interno della scuola sia al suo esterno, e va favorita l’interazione tra

apprendimento formale e apprendimento non formale.

1.2 - Ogni scuola deve assumere l’impegno e la responsabilità dell’apprendimento di

ciascuno studente e informare il suo operato alle regole della trasparenza, della

partecipazione e del rispetto dei singoli per sviluppare o rafforzare in ognuno dei

suoi attori - dal dirigente scolastico al personale amministrativo, dai docenti agli

alunni e alle loro famiglie – il senso dell’appartenenza ad una comunità in rapida

evoluzione che richiede a tutti i cittadini e segnatamente ai giovani capacità di

ascolto e di intervento, nel rispetto della libertà di tutti, in una dimensione locale,

nazionale ed internazionale, come luogo di relazioni e conoscenza, di incontri

culturali, di pratiche sociali, di solidarietà.

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2) - Indicazioni operative

Se la legalità è valore della regola, strumento di libertà, possibilità di scelta,

partecipazione, fiducia nelle istituzioni e quindi anche nella scuola, realizzazione

dell’interesse generale essa non può essere fondata che sulla conoscenza, il

sapere, il bene della cultura.

Per vivere la legalità a scuola, è necessaria la concorrenza di più elementi: la

condivisione delle regole, la partecipazione alle scelte e alle decisioni, la

conoscenza e la condivisione della strada da percorrere e degli strumenti da

utilizzare per essere autenticamente liberi, ma anche saper discutere, saper

valutarsi e valutare, saper confrontarsi con le opinioni altrui, sapersi aprire al dialogo

e alla relazione in una logica interculturale.

La scuola aperta al mondo esterno, e in interazione costante con la famiglia e con

tutti i soggetti del territorio, diventa luogo di incontro e di scambio, di relazioni e di

occasioni, moltiplicando le opportunità di apprendimento e facilitando il dialogo tra

giovani ed istituzioni, tra pari, tra generazioni e culture diverse, garantendo la

capacità di dialogare in modo costruttivo e di porsi in modo critico, ma rispettoso, di

fronte all’ altro.

Vanno quindi promosse le capacità progettuali ed organizzative che le scuole

svolgono anche in rapporto alle peculiarità territoriali e allo stretto collegamento con

le famiglie, le autorità locali, il territorio nel suo complesso. La costruzione di

sinergie di azione fra attività curricolari ed attività extracurricolari, la costruzione di

percorsi di conoscenza finalizzati a favorire l’ acquisizione di strumenti autonomi di

giudizio e l’ interiorizzazione dei valori di democrazia, di cooperazione, di pace, sono

alcuni tra gli obiettivi che la scuola persegue.

Ci si muove proprio in questa direzione e la concertazione delle iniziative a livello

interistituzionale è una condizione determinante per affrontare l’ educazione alla

legalità come problema che coinvolga ed impegni tutti i soggetti che operano nel

sociale.

L’ impegno interistituzionale per contrastare il disagio, l’ emarginazione, l’

esclusione, per rimuovere le situazioni a rischio con l’ obiettivo di promuovere il

successo formativo per tutti e per ciascuno deve essere orientato a spezzare le

maglie di quella “ragnatela” di omertà e di ignoranza dalle quali l’ illegalità trae la sua

linfa.

La recente normativa offre agli studenti strumenti concreti per partecipare con

responsabilità e consapevolezza alla vita della scuola, esercitando diritti e doveri e

intervenendo come soggetto attivo che con pari dignità rispetto a tutti gli altri

soggetti della scuola.

3) - Il Piano dell’Offerta Formativa

Rappresenta il documento fondamentale di ogni istituzione scolastica. Contiene

l’analisi del contesto in cui opera, le priorità individuate, gli obiettivi e i risultati da

raggiungere, le strategie didattiche e valutative da adottare, le attività da svolgere, le

risorse disponibili in termini di ambienti, attrezzature, spazi, professionalità e

collaborazioni esterne attivate e da attivare.

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L’efficacia del POF è legata al processo che ne ha determinato l’elaborazione.

Pertanto, una scuola intesa come comunità, dove si rafforzi il senso di

appartenenza, dove tutti, giovanissimi, giovani e adulti, stiano bene, vivano la

propria identità, e riconoscano quella altrui, è una scuola che favorisce una ampia

progettualità esistenziale e che rafforza il senso della realtà investendo nella

centralità pedagogica.

Tale centralità deve essere condivisa da tutti coloro che vi operano, dalle famiglie,

dagli studenti e da tutti deve essere assunta come obiettivo prioritario, nel rispetto

delle competenze e dei compiti di ciascuno.

4) - L’accoglienza

È lo strumento con cui la scuola, nell’accogliere, conosce e valorizza tutti gli apporti

dei singoli alunni, anche quelli di diversa cultura e abilità. In questa operazione,

anche il soggetto più debole e indifeso deve sentirsi “l’atteso”, anzi, secondo la

lezione di Don Milani, “il preferito”. Ciascuno deve trovare calore umano e cordialità,

deve avere la possibilità di essere ascoltato e avere risposte adeguate ai propri

bisogni, deve sentirsi parte integrante di un sistema organizzato e laborioso.

Una scuola che sa accogliere deve curare la pulizia e l’attrattività degli ambienti

avvalendosi anche della creatività degli studenti e delle studentesse che, in virtù del

loro stesso contributo, non li sentiranno estranei; deve favorire l’informazione e la

comunicazione; dare spazio ad attività in cui ciascuno possa esprimersi liberamente

utilizzando quelle competenze informali e non formali che molto spesso non

vengono valorizzate, assumere compiti e funzioni utili per la collettività scolastica.

5) - L’organizzazione della vita scolastica

Questa riguarda la didattica, le attività extracurricolari, la valutazione, l’uso degli

spazi (laboratori, auditorium, biblioteche, palestra, aule ), il calendario scolastico e

l’orario delle lezioni, compiti e funzioni del personale scolastico, la comunicazione

nella scuola, con le famiglie e con i soggetti esterni, la documentazione

amministrativa e didattica.

Il tutto deve essere orientato alla qualità dell’apprendimento e alla valorizzazione

delle risorse, strumentali e professionali, di cui ciascuna scuola dispone. Ciascuna

componente scolastica, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, deve

essere e sentirsi parte dell’organizzazione complessiva e del suo funzionamento.

Trasparenza, flessibilità e partecipazione attiva devono caratterizzare qualsiasi

scelta, compresa quella di suggerire eventuali adattamenti da apportare anche in

rapporto alla valutazione dell’efficienza della struttura organizzativa, variabile

fondamentale della qualità dell’offerta di ciascuna scuola.

L’ educazione alla legalità è premessa e dimensione trasversale dell’ intero percorso

formativo e parte organica delle attività curricolari perché può costituire asse e

condizione per la formazione di personalità critiche, autonome pluralistiche, aperte

alla conoscenza, disponibili ad affrontare la realtà, a difendere la propria identità, in

grado di riconoscersi, definirsi, di vivere i valori della democrazia in modo

consapevole trasferendone i principi nella pratica quotidiana.

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6) - La rete delle relazioni

Le esperienze di regolazione nei rapporti interpersonali e di ruolo delle diverse

generazioni, bambini, giovani e adulti, costituiscono le esperienze basilari per la

nascita e lo sviluppo di atteggiamenti positivi nei confronti delle regole e delle

pratiche sociali. Pertanto la disponibilità all’ascolto, al confronto, l’attenzione ai punti

di vista, sensibilità e modelli culturali differenti, la partecipazione ai processi di

formazione delle decisioni devono regolare le relazioni tra studenti e dirigente

scolastico, tra studenti e docenti, tra dirigente e personale, tra scuola e famiglia.

Sono queste le condizioni per sentirsi parte di una comunità e maturare il senso

dell’appartenenza.

7) - L’approccio ai saperi

I saperi rappresentano il fondamento della conoscenza e contribuiscono a

impadronirsi delle chiavi di lettura della realtà nelle sue diverse dimensioni. Scoprire

e imparare i fondamenti delle discipline, i rispettivi linguaggi e le regole che

sottendono il processo di formazione della conoscenza è un’esperienza che sviluppa

competenze, autonomia di giudizio, senso critico, metodo di studio, capacità di

apprendere e, al tempo stesso, favorisce consapevolezza di sé e autostima e

orienta la progettualità personale. Vanno quindi privilegiate le metodologie che

favoriscono il protagonismo e promuovono lo spirito di ricerca.

8) - I saperi per la legalità

Un’attenzione particolare bisogna avere per la conoscenza storica che dà spessore

alle storie individuali ed a quella collettiva, che dà senso al presente e permette di

orientarsi in una dimensione futura. Anche la conoscenza della Costituzione, delle

istituzioni preposte alla regolamentazione dei rapporti civili, sociali ed economici,

sono fondamentali e devono essere parte del bagaglio culturale dei giovani. La

conoscenza del contesto sociale nel quale i giovani si muovono e agiscono non può

prescindere dalla conoscenza delle dinamiche europee ed internazionali, delle altre

lingue, culture e religioni, maturata anche attraverso la capacità di accesso ed uso di

tutte le opportunità di mobilità culturale e geografica esistenti.

Gli interventi si svilupperanno su più livelli, da quello della comunicazione sociale,

alla conoscenza del territorio e dell’ ambiente e si incentreranno sui temi

dell’educazione alla legalità, alla cittadinanza attiva, con particolare attenzione alla

dimensione europea. In questo contesto è necessario promuovere occasioni di

carattere informale e prevedere la trattazione delle diverse tematiche proposte

anche attraverso il coinvolgimento diretto delle realtà giovanili presenti nella città e

nei luoghi di ritrovo.

Rispetto alla promozione di occasioni più strutturate e formali di apprendimento

potrebbero assumere una significativa centralità modi e strumenti che facilitino i

dibattiti, gli incontri, gli scambi e che coinvolgano, scuole, università, centri di

aggregazione giovanile (es. Centri Risorse creati con la Misura 4 Obiettivo 1- PON

Nazionale).

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Per educare alla democrazia, alla legalità, alla cittadinanza possono essere

utilizzate e valorizzate tutte le diverse forme espressive degli studenti e delle

studentesse.

9) - La valutazione

Ciascuna istituzione scolastica deve dare un ruolo di primo piano alla valutazione

dell’efficacia, dell’efficienza e dell’equità del proprio servizio educativo e formativo.

Pertanto la vita scolastica, nella pluralità delle sue dimensioni e dei soggetti che vi

operano, compresi gli alunni e i genitori, va monitorata sulla base di indicatori relativi

a tutte le variabili che favoriscono e concorrono all’apprendimento di alunni e alunne.

La lettura dei dati consentirà di procedere alla valutazione che, nel caso specifico, si

caratterizza come autovalutazione.

Soprattutto per quanto riguarda gli apprendimenti, occorre dare il giusto spazio al

coinvolgimento degli alunni guidandoli, attraverso la ricostruzione della loro

esperienza scolastica, all’autovalutazione, essenziale per acquisire consapevolezza

di sé, delle proprie possibilità e soprattutto della propria crescita.

Le scuole secondarie di secondo grado, considerata l’età degli studenti, dovranno

trovare le forme più adeguate per coinvolgere studenti e studentesse già nella

definizione degli indicatori relativi all’insieme dei fattori che danno efficacia ed

efficienza alla qualità della scuola e degli apprendimenti; in tal modo, conoscendo

con chiarezza gli aspetti e le dinamiche della realtà scolastica, impareranno ad

assumere la responsabilità del loro operato, a sentirsi parte attiva di una struttura

organizzata che apprende.

10) - La formazione del personale scolastico

La realizzazione degli obiettivi proposti e da perseguire, le strategie da adottare e le

collaborazioni da attivare per tradurre i principi di cittadinanza, democrazia e legalità

in patrimonio culturale dei singoli, in comportamenti e in modello di vita è legata al

coinvolgimento di tutto il personale scolastico, alla sua sensibilità, alla crescita

professionale. A tale scopo la formazione continua assume un ruolo di primaria

importanza. Essa, ancorata alle esperienze di vita e professionali dei singoli, deve

dare gli strumenti conoscitivi per consentire la necessaria riflessione sulle questioni

più intimamente legate alla legalità, all’educazione interculturale e alla cittadinanza

attiva, stimolare la riflessione, orientare la ricerca educativa e soprattutto didattica,

modalità che arricchisce e produce cambiamenti sostanziali.

La sfida maggiore investe i docenti di tutte le aree disciplinari, che devono ricercare

e valorizzare i contenuti, le metodologie e le forme di relazione e valutazione degli

apprendimenti, che maggiormente favoriscono la partecipazione e il coinvolgimento

degli alunni, la percezione di star bene a scuola, la consapevolezza di essere in una

comunità che accoglie, che mette in pratica le regole del vivere civile e sociale, che

dialoga con le istituzioni e con la società civile organizzata, che sa apprendere.

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11) - L’apertura della scuola alle famiglie e al territorio

La famiglia e il territorio costituiscono due punti di forza che la scuola non deve

trascurare. Il buon esito del suo operato dipende anche dal grado di coinvolgimento

delle famiglie, dalla capacità di individuare le risorse che il territorio offre, di

collaborare con le tante associazioni che lavorano per la legalità, intesa nella sua

accezione più ampia, e che operano nel tessuto sociale per i giovani e con i giovani.

Occorre dare ampio spazio ai genitori singoli o associati, tenendo conto delle realtà

esistenti ed operanti nel territorio, delle iniziative realizzate o in fase di realizzazione

(V. Progetto Genitori) rafforzandone i contenuti e prevedendo azioni coerenti, non

sovrapposte, che vedano l’ integrazione delle risorse piuttosto che la loro

polverizzazione.

E’ necessario, pertanto, favorire il coinvolgimento dei genitori con l’obiettivo di

avvicinarli alla scuola e di renderli partecipi non solo dell’andamento scolastico dei

propri figli, ma di tutto ciò che la scuola possiede e realizza. Ad essi deve essere

offerta l’opportunità di trovare nell’ambiente scolastico occasioni di confronto e

dialogo, di conoscenza, di partecipazione a iniziative e attività, utilizzando il

patrimonio di competenze che ogni adulto possiede.

In questa direzione dovrebbero essere progettati interventi di sensibilizzazione e

formazione finalizzati a favorire, anche tra i genitori, la riflessione sulle

problematiche dei giovani e sulle questioni della convivenza civile e democratica.

Altrettanto spazio bisogna dare alle relazioni con il territorio, che deve guardare alla

scuola come ad un bene comune, come ad un luogo aperto alle sollecitazioni

esterne, disponibile ad offrire spazi, attrezzature e competenze. La scuola, dal canto

suo, deve vivere il territorio come luogo di incontri e conoscenza, terreno di

solidarietà, area di sperimentazione. Pertanto vanno promosse tutte le iniziative che

portano studenti di ogni ordine e grado fuori della scuola, nel senso che essi devono

misurarsi con la vita pubblica, conoscere e vivere i vantaggi dell’associazione,

dedicarsi ad attività di volontariato. Da qui l’importanza di costruire una vasta rete di

relazioni con altre scuole, con le associazioni che contrastano ogni forma di

negazione dei diritti umani, che svolgono attività di volontariato, che testimoniano il

valore dell’impegno civile e sociale e della solidarietà.

12) - Gli studenti e l’ associazionismo

Altro elemento da non trascurare è la promozione delle aggregazioni giovanili. In

questo le associazioni studentesche e le Consulte provinciali degli studenti possono

dare un grande contributo di idee, di conoscenza del mondo giovanile e dei suoi

bisogni, di azioni di sensibilizzazione, destinate anche al mondo degli adulti.

La scuola deve poter essere il punto di riferimento delle suddette aggregazioni,

confrontarsi, dialogare e collaborare, offrendo risorse, spazi e strumenti per incontri

e iniziative.

Un obiettivo prioritario, in questo contesto, deve essere quello di promuovere la più

ampia progettualità, la capacità di assumere un ruolo propositivo attivo e partecipe,

ma anche la capacità di co-gestire, organizzare, esperire.

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Sarebbe, pertanto, opportuno:

! attuare esperienze pilota che vedano il coinvolgimento diretto dei giovani nei

loro diversi luoghi di aggregazione e attraverso le loro diverse forme

espressive

! sperimentare nuove strategie di intervento in ambito scolastico ed

extrascolastico, locale, nazionale ed europeo che prevedano il

coinvolgimento delle istituzioni, delle scuole, delle Consulte Provinciali degli

Studenti e delle Associazioni giovanili per realizzare percorsi formativi

condivisi di educazione alla legalità.

13) - La cooperazione europea e internazionale

Un contributo all’acquisizione di conoscenze, competenze e atteggiamenti che

aiuteranno i giovani a diventare cittadini e a svolgere un ruolo nella società, può

venire dalla cooperazione europea e internazionale.

Gli studi condotti dal Consiglio di Europa sull’educazione alla cittadinanza

democratica possono rappresentare per i docenti un valido stimolo per approfondire

gli ambiti teorici e conoscere le numerose esperienze dei diversi Paesi appartenenti

all’U.E..

Inoltre, la partecipazione ai programmi europei costituisce una valida e significativa

occasione per definire e realizzare con scuole di altri Paesi strategie didattiche

finalizzate al confronto e allo scambio fra culture e a favorire tra i giovani il dialogo

interculturale.

Gli spazi che i progetti a dimensione europea dedicano alla mobilità non possono

che arricchire la conoscenza attraverso l’esperienza diretta e far superare ,

attraverso il confronto con altre tradizioni, mentalità e comportamenti, gli stereotipi

che sovente sono alla base di fenomeni di intolleranza, xenofobie e razzismo.

14) - Le azioni a livello nazionale, regionale e provinciale

Educare alla legalità – che è l’ obiettivo prioritario dell’educazione alla cittadinanza -

può assumere molteplici forme e una pluralità di aspetti che vanno: dall’associazione

di volontariato, al gruppo sportivo d’istituto, alle attività teatrali, dall’ apertura degli

spazi della scuola di pomeriggio, alla scrittura condivisa del Regolamento d’istituto

ispirato ai principi dello Statuto delle Studentesse e degli Studenti.

Il Ministero della Pubblica Istruzione, nel favorire l’evoluzione naturale

dall’”educazione” alla legalità verso una “cultura” della legalità come pratica diffusa

della comunità scolastica in cui la partecipazione studentesca diviene momento

centrale, promuove e sostiene l’operato delle Istituzioni scolastiche attraverso

l’attuazione delle seguenti azioni:

realizza accordi e intese con i Ministero dell’ Interno, della Giustizia e delle

Politiche sociali, con i Dipartimenti delle Pari opportunità, per realizzare azioni

congiunte e coordinate nelle rispettive materie di competenza, finalizzate a

rimuovere gli ostacoli che favoriscono condizioni di disagio, di negazione dei diritti, di

illegalità.

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istituisce la Giornata Nazionale della Cittadinanza e della Legalità in una data da

individuare, d’intesa con la Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province

autonome;

coordina iniziative di monitoraggio ex ante, in itinere, ex post e di valutazione

delle esperienze scolastiche, comprese quelle a dimensione europea,. per favorire

la loro disseminazione e valorizzazione, in collaborazione con gli Uffici scolastici

regionali e provinciali;

avvia intese di collaborazione con Associazioni/Enti/Istituzioni che si occupano di

educazione alla legalità e lotta alla mafia;

rafforza il ruolo e i compiti del Forum delle Associazioni degli studenti, delle

Consulte provinciali degli studenti, anche attraverso una più efficace e solida

interazione fra tutti gli organismi di rappresentatività degli studenti esistenti. La

partecipazione degli studenti alla vita della scuola che non si esprime solo attraverso

le forme di rappresentanza previste (dal livello d’Istituto alla Conferenza Nazionale

dei Presidenti della Consulte), va promossa e valorizzata quale risorsa essenziale e

determinante per avviare processi di democrazia consapevoli e condivisi. In tale

quadro si intende promuovere un più stretto e proficuo contatto con le

organizzazione giovanili europee e individuare strumenti e strategie rivolti a favorire

l’ accesso dei giovani alle opportunità di studio e di scambio, di mobilità e di

collaborazione transnazionale;

promuove la cultura della partecipazione e della collaborazione anche attraverso

il coinvolgimento dell’associazionismo di studenti, genitori, operatori sociali, enti

pubblici e privati che operano nell’ ambito della promozione della legalità e della

difesa delle vittime dell’ illegalità, dell’ ingiustizia e della sopraffazione;

prevede, in considerazione della complessità dei temi trattati, la costituzione di

gruppi di lavoro a livello nazionale e regionale (all’interno dei quali dare spazio alla

Consulta provinciale degli studenti, alle Associazioni dei genitori, ai rappresentanti

degli Organi Collegiali) che garantiscano azioni concrete quali:

- incontri periodici e dibattiti anche virtuali (es. costruzione di un “portale orizzontale”

che rappresenti il punto di incontro dei gruppi di lavoro, nazionale e regionali);

- “INTRANET” di servizio finalizzato a creare uno scambio costante ed aggiornato di

informazioni tra partner e a gestire a distanza tutti i momenti di lavoro;

Gli Uffici centrali, regionali e provinciali del Ministero, ciascuno nell’ambito delle

proprie competenze, sostengono le istituzioni scolastiche nelle forme e con le

modalità della condivisione e con gli strumenti che favoriscono il coordinamento.

IL MINISTRO

Giuseppe Fioroni

 

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8) La proposta di legge nazionale sull’apprendimento continuo dei due partiti DS e Margherita

(Roma, 20 febbraio 2006)

 

Abbiamo ricevuto e volentieri ospitiamo nel sito dell’A.C.O. – Associazione Culturale Okeanos, la proposta di legge nazionale sull’apprendimento continuo che i Dipartimenti Scuola e Formazione dei due partiti DS e Margherita hanno illustrato a Roma il 20 febbraio 2006.

 

Senza entrare nel merito della proposta di legge che è nella sua fase iniziale e che appare aperta a ulteriori approfondimenti e contributi, non si può non salutare con vivo interesse il fatto che due importanti forze politiche abbiano tracciato le linee guida di una possibile legge quadro che potrebbe accogliere nel diritto positivo italiano quanto auspicato nello Statuto dell’ACO (Associazione Culturale Okeanos) a proposito della "realizzazione di una societa' dell'apprendimento continuo e del miglioramento della qualita' dell'education (educazione, istruzione, formazione)."

 

La lungimiranza dei soci fondatori dell’ACO, che da anni hanno anticipato nel loro Statuto quanto ora si va affermando a proposito dell’apprendimento continuo, è motivo di particolare soddisfazione e costituisce un’occasione per proporre l’Associazione Culturale Okeanos come uno dei luoghi dove sviluppare studi, confronti e attività culturali finalizzati alla costruzione di un sistema in cui  l’apprendimento continuo possa diventare effettivamente un diritto di tutti.

 

E’ appena il caso di sottolineare che  il considerare l’apprendimento continuo come un “diritto di tutti” appare uno degli aspetti più qualificanti della proposta di legge.

 

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APPRENDERE  SEMPRE : UN DIRITTO DI TUTTI

 

DS e DL – Dipartimenti scuola- formazione e lavoro

 

                 Roma, 20 febbraio 2006

Palazzetto delle Carte Geografiche

 

 Linee guida per una legge nazionale sul diritto all’apprendimento lungo tutto il corso della vita

 

Principi generali

Ogni persona ha il diritto all’apprendimento lungo tutto il corso della vita.  La Repubblica, in coerenza con le strategie dell'Unione Europea, riconosce e promuove l’esercizio di tale diritto come condizione di libertà e di uguaglianza di tutti i cittadini, in relazione alle loro condizioni fisiche, culturali, sociali e di genere,  di effettiva partecipazione all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese, di sviluppo della  competitività del Paese nel mondo.

Il diritto all’apprendimento lungo tutto il corso della vita ha per oggetto l’insieme dei processi formativi che riguardano i cittadini dalla nascita all’età più avanzata e si esercita nell’insieme di opportunità di apprendimento a carattere formale, non formale e informale.

Il diritto all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita si esercita nel sistema integrato di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale, lavoro.

 

Diritto individuale alla formazione di base

Il diritto alla formazione di base riguarda tutti i cittadini fino al compimento del diciottesimo  anno di età.

Tutte le bambine e i bambini, dalla nascita ai sei anni, senza alcuna distinzione, devono poter sviluppare pienamente le loro potenzialità di relazione, autonomia, creatività, apprendimento, in un adeguato contesto cognitivo, ludico e affettivo. A tal fine la Repubblica garantisce loro il diritto ad avere pari opportunità di educazione e di istruzione, di cura, di relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali.

In attuazione alle norme  di cui all'articolo 34 della Costituzione l’obbligo di istruzione è elevato da otto a dieci anni e l'obbligo di frequenza di attività formative fino al compimento del diciottesimo anno di età o, comunque, sino al conseguimento di una qualifica di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età. Tale obbligo può essere assolto in percorsi anche integrati di istruzione e formazione: a) nel sistema di istruzione scolastica; b) nel sistema della formazione professionale di competenza regionale c) nell'esercizio dell'apprendistato. L'obbligo di frequenza di attività formative si intende comunque assolto con il conseguimento di un diploma di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale. Le competenze certificate in esito a qualsiasi segmento della formazione scolastica, professionale e dell'apprendistato costituiscono crediti per il passaggio da un sistema all'altro.

Tale obbligo si realizza nelle istituzioni del primo e del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e di formazione, costituite dalle istituzioni scolastiche e dalle istituzioni formative accreditate dalle Regioni e dalle Province Autonome di Trento e di Bolzano, anche attraverso l'apprendistato di cui all'articolo 48 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, ivi comprese le scuole paritarie riconosciute ai sensi della legge 10 marzo 2000, n. 62, secondo livelli essenziali di prestazione definiti a norma dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione.

E’ fatto divieto prima del diciottesimo anno di età di qualsiasi rapporto di lavoro che non abbia una prevalente valenza formativa certificabile e sanzionabile in caso di inadempienza.

 

Diritto individuale alla formazione permanente

E’ garantito l’accesso ad attività  di formazione permanente a tutte le persone, indipendentemente dalla loro condizione lavorativa  e di genere e dalla loro cittadinanza, per l'acquisizione di competenze utili alla loro crescita personale e professionale. La Repubblica  rimuove  gli ostacoli che impediscono l’accesso alle attività di formazione permanente, con particolare riguardo ai soggetti svantaggiati dal punto di vista sociale e culturale, ai disabili, ai lavoratori anziani e a rischio di obsolescenza professionale, ai lavoratori discontinui, ai senza lavoro, agli stranieri.

 

Politiche di supporto alla domanda di formazione

La Repubblica incoraggia la domanda di formazione di tutti i cittadini attraverso interventi che hanno per oggetto la riduzione degli ostacoli di natura economica, l’aumento del tempo disponibile a fini formativi, le libertà individuali in materia formativa.

Per la riduzione degli ostacoli di natura economica contribuiscono interventi quali:

Per l’aumento del tempo disponibile a fini formativi contribuiscono interventi quali:

Al riconoscimento delle libertà individuali in materia formativa contribuiscono interventi quali:

·         il diritto individuale all’informazione sull’offerta formativa esistente e sulla sua qualità,

·         il diritto individuale alla scelta dell’offerta formativa rispondente agli interessi personali ed alla possibilità di personalizzare i percorsi formativi,

·         il diritto individuale al riconoscimento ed alla certificazione delle competenze acquisite sia nella precedente esperienza di vita e di lavoro che al termine di un percorso formativo.

 

Politiche di supporto all’offerta di formazione

La Repubblica promuove e incoraggia la presenza su tutto il territorio nazionale di un sistema formativo integrato che assicuri un’offerta formativa differenziata per livelli, modalità, contenuti e volta a rispondere ai bisogni formativi dei diversi strati di popolazione dalla prima infanzia all’ età più avanzata, dei lavoratori dipendenti, degli imprenditori e dei disoccupati.

A questo fine contribuiscono interventi quali:

 

Politiche di sviluppo dei servizi di supporto

La Repubblica promuove e incoraggia la presenza su tutto il territorio nazionale di una rete di servizi di supporto al sistema formativo integrato ed ai cittadini in formazione. Tali servizi assolvono a funzioni di supporto ai percorsi formativi individuali, di validazione delle competenze individuali, di monitoraggio e controllo del sistema formativo.

All’assolvimento di funzioni di supporto ai percorsi formativi individuali contribuiscono interventi quali:

Alla validazione delle competenze individuali contribuiscono interventi quali:

Alle funzioni di monitoraggio e controllo del sistema formativo contribuiscono interventi quali:

 

Sussidiarietà e concertazione

Le attività di formazione permanente si conformano ai principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza rivolti al sistema delle autonomie locali, espressi dall’art. 118, primo comma, della Costituzione, ed al principio di sussidiarietà rivolto all’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, espresso dall’ art. 118, quarto comma, della Costituzione.

I processi di formazione dei Piani di attività di formazione permanente si conformano ai principi del concorso istituzionale, della partecipazione sociale e dell’integrazione tra i sistemi  di educazione, istruzione, orientamento, formazione professionale, lavoro.

 

I soggetti attuatori

Concorrono alla realizzazione delle attività di formazione permanente le istituzioni scolastiche, le istituzioni formative, le università, i centri di ricerca, le imprese, le organizzazioni sindacali, le associazioni, i soggetti pubblici e privati che operano nel campo della educazione formale, dell'educazione non formale e informale dei cittadini.

I soggetti attuatori delle attività di formazione permanente operano in stretto collegamento tra sé ed interagiscono quando necessario con i servizi per l’impiego.

 

La formazione continua aziendale: l’impresa formatrice

E’ considerata impresa formatrice quella impresa che rispetta standard minimi di qualità formativa nella gestione delle risorse umane. Tali standard sono definiti in relazione a:

·         gli standard di accesso dei dipendenti alle opportunità formative interne ed esterne all’azienda,

·         i processi di educazione informale presenti all’interno dei luoghi di lavoro e connessi alla qualità delle relazioni tra le persone, il contenuto di conoscenze dell’attività produttiva, la sicurezza degli ambienti di lavoro.

La formazione continua aziendale: il Piano formativo

Nel quadro di quanto stabilito nei Contratti nazionali di lavoro, nelle imprese con più di quindici dipendenti e negli enti pubblici e privati, singolarmente o in associazione, viene definito tramite accordo a livello aziendale con le rappresentanze sindacali il Piano formativo.

In particolare, detto accordo definisce :

 

 

 

 

Funzioni e compiti dello Stato

Lo Stato ha i compiti e le funzioni concernenti:
a) la programmazione, l'indirizzo, il coordinamento della progressiva ed equilibrata estensione della formazione permanente su tutto il territorio nazionale, in coerenza con le linee contenute nel "Piano di azione per la promozione della formazione permanente",
b) la determinazione degli obiettivi generali da conseguire nelle diverse articolazioni dell’offerta formativa,
c) la promozione della qualità e dell’innovazione degli interventi,
d) l’indirizzo ed il coordinamento per acquisire ed elaborare dati e informazioni sulla domanda e offerta di formazione permanente in coordinamento con le Regioni,

e) la determinazione e l'assegnazione delle risorse a carico del bilancio dello Stato.

Funzioni e compiti delle Regioni

Le Regioni hanno i compiti e le funzioni concernenti:
a) l'indirizzo, la programmazione e lo sviluppo della formazione permanente, sulla base delle indicazioni del "Piano di azione per la promozione della formazione permanente", secondo specifiche esigenze di carattere unitario regionale,
b) la ripartizione delle funzioni tra gli Enti locali;
c)la promozione della qualità e dell’innovazione degli interventi,
d) il sistema di valutazione dell'offerta formativa,
e) lo sviluppo del sistema informativo regionale,
f) l'indicazione degli indirizzi per l'attuazione di iniziative di formazione iniziale e continua delle diverse figure professionali impegnate nelle attività di formazione permanente, per quanto di competenza,
g) la ripartizione agli Enti locali delle risorse pubbliche in coerenza con quanto previsto dal "Piano di azione per la promozione della formazione permanente".

Funzioni e compiti degli Enti locali

La Provincia svolge le seguenti funzioni:

a. concorre con la Regione alla definizione delle scelte di programmazione in tema di formazione permanente,

b. predispone le linee generali per la programmazione territoriale, con particolare riferimento alla definizione del quadro complessivo delle risorse disponibili su scala provinciale,

c. programma i servizi di informazione e pubblicizzazione di interesse sovracomunale,

d. collabora al monitoraggio del sistema a livello provinciale sulla base delle indicazioni ricevute dal livello regionale ed in sinergia con eventuali progetti di monitoraggio e valutazione di dimensione regionale.

I Comuni e le Comunità montane svolgono le seguenti funzioni:

a. concorrono con la Regione e la Provincia alla definizione delle scelte di programmazione in tema di formazione permanente,

b. provvedono al monitoraggio ed all’analisi dei fabbisogni formativi e professionali che emergono dal territorio,

c. programmano l’uso condiviso delle risorse disponibili,

d. promuovono le iniziative nell’ambito della formazione permanente,

e. concorrono alla definizione dei progetti pilota, sulla base delle priorità e delle vocazioni territoriali,

f. promuovono la realizzazione ed il coordinamento dell’insieme delle opportunità presenti a livello territoriale, ai fini del funzionamento integrato del sistema,

g. organizzano iniziative per l’informazione e l’orientamento degli utenti rispetto alle diverse opportunità.

Piano di azione nazionale per la promozione della formazione permanente
Entro tre mesi dall'entrata in vigore della presente legge il Governo, nel quadro della attuazione dell'articolo 117 della Costituzione, formula il Piano di azione nazionale pluriennale per la promozione della formazione permanente, parte del Piano nazionale integrato per l’educazione, l’istruzione, l’orientamento, la formazione professionale e il lavoro.

Il Piano d'azione è adottato previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentiti i Ministri interessati, dopo l’acquisizione del parere della Parti Sociali. Sullo schema di Piano è acquisita l'intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

Di norma tale Piano viene approvato all’inizio di ogni legislatura ed ha una durata pari alla legislatura stessa.

Il Piano d'azione deve prevedere un incremento della partecipazione ad attività di formazione permanente conforme agli obiettivi stabiliti dall’Unione Europea.

Il Piano d'azione, sulla base di indicatori di evoluzione demografica e di riequilibrio territoriale, modula la destinazione delle risorse finanziarie alle Regioni.

Il Governo entro il 30 Giugno di ogni anno trasmette al Parlamento ed alla Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 il Rapporto sullo stato di avanzamento del Piano di azione nazionale per la promozione della formazione permanente circa le attività ed i risultati conseguiti al fine di assicurare lo svolgimento delle funzioni di verifica e di controllo.

Finanziamento del diritto all’apprendimento lungo tutto il corso della vita

Lo Stato destina ogni anno una dotazione finanziaria per la formazione permanente. In prima applicazione tale dotazione è di 3500 miliardi di Euro. L’entità della dotazione è sottoposta a una ridefinizione, ogni tre anni, tramite concertazione con le parti sociali e con  l'intesa acquisita nella Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281.

 

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9) Libro bianco della Commissione europea: un nuovo impulso per la gioventù europea,

     Bruxelles, 21.11.2001, COM (2001) 681 definitivo

 

Nota a cura di Antonio Pileggi

 

Da parte dei giovani europei, principali interessati e destinatari delle decisioni politiche in materia di istruzione e formazione professionale, e’ emersa  una forte e chiara richiesta di un’Europa “baluardo di valori democratici” espressi in un orizzonte che va oltre i confini dei singoli Paesi e della stessa  Europa e che si allarga in una dimensione  mondiale.

 

Infatti i giovani europei, per quanto emerge dal Libro bianco sulla gioventù, che e’ stato preceduto da un’ampia consultazione nella loro fascia d’età tra i 15 e 25 anni, “intravedono l’Europa come uno spazio allargato senza frontiere, volto a facilitare gli studi, i viaggi, il lavoro e la vita quotidiana”.

 

In proposito occorre tenere presente che, “considerati individualmente o collettivamente, i giovani respingono l’idea di un’Europa che si limiti ad una grande area economica di libero scambio in competizione con l’America settentrionale o con il sud-est asiatico. Il fine dell’avventura comunitaria non deve essere quello di creare una “fortezza Europa”, accampata su posizioni e retaggi del passato: la dominazione europea in altri continenti in determinate epoche storiche non deve essere un pretesto per continuare in tale direzione. Al contrario, l’Europa deve dimostrare apertura verso il resto del mondo e porsi come crocevia culturale, spazio di tolleranza e di scambio. Per i giovani l’Europa va ben al di là dell’Unione europea. Essi sostengono l’allargamento”...e “ribadiscono il proprio sostegno per l’ideale europeo fondato sui valori della pace, della prosperità e della democrazia. E’ chiaro per tutti che l’affermazione forte di uno spazio di libertà e di diritti oggi e’ molto più necessario di un’Europa economica. Neppure l’idea di unità nella diversità li lascia più indifferenti”.

 

       Il riferimento al Libro bianco e’ quanto mai opportuno poiche’ la copiosa produzione di documenti relativi ai  processi di Bologna e di Lisbona spesso fa disperdere in mille rivoli il corso degli eventi e degli stessi adempimenti a carico dei soggetti istituzionali chiamati a dare attuazione alle scelte europee.

 

La molteplicita’ dei documenti non di rado fa perdere di vista la natura e il contenuto dei processi e danno la stura a connotati diversi a seconda dei soggetti che si cimentano nel  porre, in modo frammentario e con interessi di parte, l’accento su alcuni degli obiettivi e degli strumenti indicati come strategici. Tutto cio’ fa registrare fenomeni di rallentamento del processo e spesso si parla, non a torto,  di europeismo di facciata per alcuni portatori di interessi particolari o divergenti. Sta di fatto, però, che quando si prendono a riferimento, come una pietra miliare, le esigenze e le aspettative manifestate direttamente dalle giovani generazioni, si possono accelerare i processi  e si possono operare scelte nobilitate dal saper guardare al futuro e agli interessi generali.

 

       I giovani hanno identificato cinque filoni di riflessione che sono alla base dell’analisi condotta dalla Commissione:

1) la partecipazione;

2) l’istruzione;

3) l’occupazione, la formazione professionale, l’integrazione sociale;

4) il benessere, l’autonomia personale, la cultura;

5) i valori europei, la mobilita’, le relazioni con il resto del mondo.

 

Nel Libro bianco sono approfonditi tutti temi che riguardano la gioventu’ europea e che sono da ricondurre ai tre essenziali obiettivi dell’istruzione:

 realizzazione personale;

 integrazione sociale;

 cittadinanza attiva.

 

I problemi che attraversano i sistemi dell’istruzione e della formazione sono affrontati con significativa consapevolezza: l’accesso facile e continuo all’istruzione lungo tutto l’arco della vita e in tutti gli ambiti della vita; l’approccio personalizzato anche per l’orientamento e la consulenza; la revisione dell’approccio all’istruzione e alla didattica; l’organizzazione di processi di apprendimento  come “chiavi” per incrementare la motivazione all’apprendimento; il riconoscimento delle qualifiche e delle competenze acquisite mediante metodi di apprendimento formali, informali  e non formali; l’esigenza di migliorare il riconoscimento reciproco e la complementarieta’ dell’istruzione e della formazione professionale; la qualita’ e l’efficacia dell’istruzione scolastica per garantire  i diritti di cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’idoneita’ alla vita professionale; la transizione dalla scuola al lavoro; l’occupazione come presupposto per l’inclusione sociale.

 

Molto appropriata e’, ad esempio, la parte del Libro bianco dedicata alla questione della mobilita’, che viene definita  “la carta vincente della costruzione europea” nel mentre non vengono sottaciuti gli aspetti problematici per una sua piena attuazione. 

 

In proposito,  “sono emerse due constatazioni. La prima e’ positiva e incoraggiante. La mobilita’ infatti e’ sempre piu’ diffusa e il valore aggiunto che ne deriva e’ ampiamente riconosciuto. Sia che riguardi lo scambio tra piu’ paesi o tra il mondo rurale e quello urbano, sia che si rivolga ai milioni di studenti europei o ai giovani in formazione, sia che riguardi i giovani portatori di handicap o provenienti da minoranze o da ambienti svantaggiati, la mobilita’ porta apertura verso il mondo e l’arricchimento esperenziale. La seconda constatazione, attenua questa visione postiva. Esistono ostacoli dovuti alla mancanza di informazione a tutti i livelli, a barriere mentali (stereopiti), a procedure burocratiche (visti), alla mancanza di equivalenze dei diplomi e del riconoscimento delle esperienza acquisite, ma anche ad una conoscenza insufficiente delle lingue straniere. La mobilita’ rimane pertanto, un’esperienza riservata a una minoranza di giovani. Bisogna quindi passare dall’eccezione alla regola generale: la mobilita’ deve fare parte integrante dell’apprendimento fin dalla piu’ giovane eta’. “

 

Costruire e valorizzare l’apertura e il dialogo continuo tra le più qualificate istituzioni formative in una dimensione internazionale è ormai una esigenza avvertita dentro e fuori i Paesi dell’Ue.

 

L’Europa, che sta crescendo e che è destinata a crescere sempre di più, non potrà non coinvolgere ed aggregare i Paesi che le stanno intorno e le loro culture.

 

Il nuovo continente europeo delle cittadinanze e delle culture del terzo millennio, nel mentre si sta interrogando e si sta impegnando sui delicati e complessi problemi economici e politici che lo attraversano, si sta aprendo a forme di collaborazione nei sistemi formativi.

 

E’ un processo di integrazione sociale e culturale che ha la caratteristica di essere stato avviato nel sistema dell’alta formazione universitaria  col processo di Bologna e che, a cascata, ha coinvolto e sta coinvolgendo anche l’istruzione e la formazione non accademica.

 

Antonio Pileggi

 

Link per il testo del libro bianco: http://europa.eu.int/eur-lex/it/com/wpr/2001/com2001_0681it01.pdf

 

 

 

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