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Lettere ad Okeanos

 

 

 

27 dicembre 2007

Costituzione e lavoro nel sessantesimo compleanno.

Sessanta anni di vita della Costituzione Repubblicana. E’ nata il 27 dicembre 1947 in un clima post bellico e con miracoloso incontro di sintesi tra culture e tradizioni contrapposte. Ha principi e valori fondativi che hanno messo radici profonde nel comune sentire di gran parte dei cittadini italiani. La straordinaria e sorprendente partecipazione popolare al Refrendum del giugno 2006 ha dimostrato, al di la’ di qualsivoglia piu’ o meno interessata interpretazione del politologo di turno, che le norme scritte dai Padri costituenti durano e sono destinate a durare nel tempo.

Le prime parole della Costituzione sono dedicate al lavoro e l’art. 1 della Costituzione afferma che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

Dura, nel tempo, la questione del lavoro.

Quando nacque la Costituzione c’era uno slogan che ha lasciato il segno in chi ha vissuto in quel tempo: pane e lavoro.

Ora, nel 2007, le questioni della precarieta’ del lavoro e della sicurezza sui posti dove si presta il lavoro sono in primissimo piano nel nostro Paese. C’è anche il problema della cosi’ detta quarta settimana nel senso che ci sono famiglie con difficolta’ nel trovare le risorse economiche necessarie per affrontare il costo della vita nella quarta settima di ogni mese. L’undicesimo Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, richiama l’attenzione sul dramma delle morti bianche e, quindi, sulla sicurezza del lavoro. Il Papa Benedetto Sedicesimo chiede pubblicamente di tutelare la dignità dei lavoratori.

Sappiamo tutti e bene che il costituente ha posto il lavoro al primo posto della Costituzione non solo per gli aspetti della sopravvivenza. Sappiamo tutti e bene che sono molteplici i significati e la portata dell’art. 1 della Costituzione quando pone il lavoro come principio fondante della Repubblica. Ma bisogna tenere presente che le questioni irrisolte sul lavoro non possono essere considerate alla stregua dei vari problemi che assillano i decisori politici.

La questione del lavoro è la questione centrale del Paese.

Giovani e meno giovani stanno aspettando risposte.

I giovani aspettano e i loro genitori, quando ne siano in grado, li sostengono all’interno della solidarieta’ familiare.

Sarebbe troppo lungo commentare questi aspetti e sarebbe troppo lungo commentare gli aspetti del diritto del lavoro e del diritto al lavoro. E’, pero’, da porre in particolare evidenza che il Potere politico deve tenere presente la necessita’ e l’urgenza di dare risposte chiare e precise alle aspettative del primigenio dettato costituzionale posto, non a caso, all’art. 1 e alle aspettative di chi bussa alle porte chiuse sulla questione lavoro.

(A.P. - Roma, 15 dicembre 2007)

 

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3 novembre 2007

Giuseppe Di Vittorio

 

Si sta celebrando il cinquantesimo anno dalla morte di Giuseppe Di Vittorio.

Celebrazioni retoriche che non fanno breccia nel muro del dimenticatoio e non spiccano nella palude informativa dei media. Sono in molti ad aver dimenticato o rimosso Di Vittorio. I giovani sanno troppo poco o nulla. Nella scuola nulla si dice su questo gigante dalle mani grandi che è stato un mito per milioni di poveri e di lavoratori nel nostro Paese durante un lungo periodo del 1900. Specialmente nel lungo e difficile dopo guerra degli anni quaranta e degli anni cinquanta.

Non l’ho conosciuto di persona, ma so cosa pensava e sapeva di lui mio padre, che era un operaio iscritto alla CGIL. Un operaio che aveva le mani grandi e callose. Le mani erano un tratto distintivo degli operai fino a quando non era stato introdotto l’uso dei guanti e non si era realizzato il fenomeno dell’omologazione descritto da Pasolini.

Mio padre sapeva tante cose su di Di Vittorio. E sapeva anche che Di Vittorio era finito in carcere nel 1911 per lo sciopero dei vendemmiatori. Il 1911 era l’anno in cui nacque mio padre.

Nell’incitarmi a studiare per costruirmi un futuro migliore, mi diceva che Di Vittorio, da analfabeta come la grande massa degli italiani nati nel primo 900, era diventato una guida e una speranza per la moltitudine degli operai italiani ed un sincero combattente per la libertà dei popoli.

Da analfabeta, era diventato un Uomo che aveva contribuito a scrivere gli articoli della Costrizione che regolano la funzione e il ruolo dei sindacati. Mio padre sapeva di Gramsci e Togiatti, di Terracini, Alicata, Ingrao, Paietta, Longo, Nenni, Pertini. Tutti questi Uomini, che per molti miei coetanei erano ceffi da galera, per mio padre erano eroi che avevano affrontato il carcere per le loro idee a difesa degli ultimi. Ma lui aveva una specie di venerazione per Di Vittorio. Operaio, come lui e come tanti, vera voce di dentro dal mondo del lavoro e della fatica. Di Vittorio sapeva cosa fosse la fatica, la quotidiana fatica per procurarsi “il pane”. Questo era Di Vittorio. Questo è quello che ho appreso su Di Vittorio. Non dagli storici, non dalla propaganda a favore o contraria, non dalla televisione, ma dal cuore e dalla mente di mio padre. Dalle parole di mio padre che era di poche parole, ma quando parlava aveva una specie di religione per la parola: diceva che l’uomo si distingue dagli animali per la parola. Ed intendeva dire che quando un uomo parla deve dire la verità e deve mantenere la parola. E la parola data vale più dello scritto.

Credo che per questo mio padre amasse Giuseppe Di Vittorio. Perché per mio padre le parole e le idee di Di Vittorio sulla condizione operaia non potevano che essere testimonianza di un vissuto e, quindi, vere.

Roma 3 novembre 2007

Luigi U.

 

Risposta di Okeanos:

Raccontare cosa ti hanno raccontato e cosa hai avuto modo di apprendere e’ uno dei modi per parlare del nostro passato.

 

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11 marzo 2007

“Le priorita’: incominciamo da quattro.”

Segnalo 4 priorita' che a mio avviso sono indispensabili in questo momento storico dell'Italia:

1) Salvaguardia della Costituzione, perche' c'e' sempre in agguato il tentativo di cambiarla in modo da tradire la natura e il contenuto dei valori e dei principi ispiratori della Carta fondamentale dell’Italia. Ricordarsi e ricordare che la divisione (e l’equilibrio) dei tre Poteri (Legislativo, Esecutivo e Giudiziario) e’ alla base dell’impianto costituzionale italiano. Ricordarsi e ricordare l'esito del referendum di giugno 2006 che e' la prova provata del sentire comune e prevalente degli italiani;

2) Una legge elettorale con un "sistema proporzionale corretto" che garantisca tre esigenze:

A.     assicurare la rappresentanza proporzionale dei cittadini ed evitare, nel contempo, la dittatura della maggioranza che nulla ha a che fare con la democrazia;

B.    consentire la stabilità (cosi’ detta governabilita’) al Potere Esecutivo mediante moderati e ben calibrati correttivi al sistema proporzionale puro;

C.    prevedere una maggioranza qualificata, possibilmente due terzi, per fissare regole elettorali ampiamente condivise;

3) Una seria legge sul conflitto di interessi per rendere di tutta evidenza il fatto che chi si voglia candidare ad una carica pubblica lo faccia, e lo deve fare, per servire e non per servirsi dei pubblici poteri;

4) Una legge che stabilisca in modo assolutamente ineludibile il divieto di qualsiasi ricandidatura dopo un certo numero di mandati. Nulla deve impedire ad un ex eletto di fare politica e, quindi, di impegnarsi nel sociale attraverso una libera attivita' nel proprio Partito politico. Ai Partiti che concorrono, e devono concorrere, alla formazione della volonta' politica del Paese, deve essere assicurata liberta' e autonomia. Parimenti e’ importante garantire liberta’ e autonomia a tutte le Comunita’ intermedie. Ma e' importantissimo, pero', che si stabilisca il divieto di appropriazione feudale delle cariche pubbliche elettive, ovvero di servirsi delle stesse cariche per farsi rieleggere invece di porsi al servizio dei cittadini.

Grazie per l'attenzione e cordiali saluti.

Roma 11 Marzo 2007

Lettera firmata

 

Risposta di Okeanos:

No comment

 

 

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14 luglio 2006

 

Caro Okeanos,

Avete un sito con vari argomenti che stimolano dibattiti e rilessioni. Avete un Forum per le discussioni?

Posso inviarvi lettere e articoli da pubblicare?

Mittente: G.B.

Roma 14 Luglio 2006

 

Risposta di Okeanos:

Possiamo ospitare lettere ed eventuali contributi sui vari argomenti presenti sul nostro sito con i limiti che, di norma, sono imposti dalla natura dello stesso sito.

Grazie per l’attenzione.

 

 

 

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